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bando di concorso seminario fotografia e web News © museo fotografia contemporanea | 2004
 
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selRISULTATI CONCORSO
sinossi progetti
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INTERVENTI
selCLAUDIO PARRINI
5 ottobre
selUNDO.NET
18 ottobre
FRANCO VACCARI
3 novembre
selGIANNI ROMANO
15 novembre
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CONTRIBUTI
selCARLO FEI
www.carlofei.com
selTIMOTHEE' ROLIN
www.adamproject.net
 
BRAINSTORMING!
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FRANCO VACCARI

Gli organizzatori del concorso per un progetto artistico-fotografico da inserire nella rete hanno individuato quattro termini chiave: accumulazione, relazione, tempo, visibilità.
Mi sembra una buona sintesi.

Di sicuro la dimensione dell'accumulazione dei dati prodotta dalla Rete è qualcosa di inimmaginabile: una specie di iperbulimia che viene però scambiata per onnipotenza.
Ma alcuni sinonimi di accumulazione, come ammasso o catasta, dovrebbero metterci in guardia contro il senso di euforia provocato da una quantità che viene confusa con la ricchezza.

Perché questo passaggio si produca occorre intervenire sui dati accatastati per individuare nessi, legami, connessioni, corrispondenze, rapporti, affinità; in una parola, relazioni.

Ma tutto questo richiede tempo. E per l'uomo d'oggi il tempo è la ricchezza meno rinnovabile.
Certo i nuovi apparati tecnologici permettono straordinari risparmi di tempo, ma gli spazi temporali che così si sarebbero dovuti rendere liberi in realtà vengono non solo occupati, ma prenotati in anticipo, cioè ipotecati, da sempre nuovi postulanti la nostra attenzione.
La difesa del tempo avrebbe dovuto essere inserita nel protocollo di Kyoto.

Per avere accesso alla visibilità bisognerebbe offrire garanzie che salvaguardino il tempo necessario ad effettuare l'osservazione.
Si tratta cioè di porre l'accento non tanto sul diritto di rendere visibile quello che vogliamo, quanto sul dovere di non occupare futilmente il tempo degli altri.





COMMENTI

Marco | Verona | 17.11.2004 | a franco vaccari

Buongiorno. Ero presente al seminario e ricordo che verso la fine a Franco Vaccari è stato chiesto, forse da uno degli organizzatori, quali delle sue operazioni in tempo reale sarebbe stata realizzata su web o con il web e il digitale, se fosse esistito. Mi sembrava una questione interessante, dato che molte operazioni di Vaccari sembrano delle operazioni di fotografia e web, pur se realizzate in modo completamente analogico. E' possibile avere una risposta, dall'autore o dal museo? Non si può pensare di ripubblicare il progetto di atelier d'artista sul sito del museo? E' altrimenti possibile vederlo da qualche altra parte? grazie. m


giorgio serenelli | milano | 18.11.2004 | atelier d'artista

anche io ero presente al seminario e ho trovato interessante non tanto il progetto di franco vaccari - di per sè abbastaza "normale" - quanto il fatto che un artista come lui si sia avvicinato al web già in quegli anni. come mai dopo non ha più realizzato nulla con il web? è stato un bilancio negativo quello degli atelier d'artista? e perchè?


Franco Vaccari | | 18.12.2004 | Risposta per Marco

Artist's atelier ha una struttura molto simile a quella della mia partecipazione alla biennale del '72. Devo dire però che le implicazioni sono molto diverse ma, finora, non le ho esplorate come forse avrei dovuto. Per quanto riguarda la riproposta di artist's atelier nel sito del museo io non avrei niente in contrario, anzi, penso che potrebbe funzionare ancora per un po' perchè gli atelier, intesi in senso tradizionale, stanno rapidamente scomparendo. Attualmente tutto il materiale del sito di atelier d'artista è stato raccolto in un CD di non facile reperimento.


Franco Vaccari | | 18.12.2004 | Risposta per Giorgio

Caro Giorgio, la normalità di Artist's atelier è evidente adesso. Allora non lo era per niente, tant'è vero che nessuno aveva pensato di fare qualcosa di analogo. C'era poi un aspetto del progetto che era, e forse lo è ancora, del tutto inusuale: quello di salvarne la memoria raccogliendo il materiale del sito in un CD. Complessivamente, credo che il bilancio dell'iniziativa sia stato del tutto positivo. Io appartengo però a una generazione che si appassiona ai supporti cartacei piuttosro che ai monitor. Freud diceva che non si può essere felici se non soddisfacendo qualche desiderio della propria infanzia e quando io ero bambino non c'era neppure la televisione.


Giovanna Fernandez | Napoli | 02.01.2005 | visibilità

Ciao, credo che è fondamentale oggi cambiare modo di comunicare .Noi artisti abbiamo questa grande opportunità, INTERNET. Il TEMPO da dedicare per creare un sito o esporre le proprie opere o quelle di altri è ridottissimo in confronto all'allestimento di una galleria, alla pubblicità e quant'altro. La VISIBILITA' è importante se si CREDE in quello che si comunica e si crea. Chiedersi se siamo inutili è offensivo, TUTTO E' FRUIBILE, CONOSCERE E' UN DIRITTO DI TUTTI DA DARE A TUTTI. Io direi che per la VISIBILITA' dobbiamo fare una ricerca MIRATA sul Web e dare la possibilità che i siti Web interessati vengano coinvolti in una rete capillare dove OGNUNO VIENE COINVOLTO, così da poter avere una GRANDE VISIBILITA'. Giovanna Fernandez


Francesco | | 30.01.2005 | Domanda per Franco

Caro Franco, sono un grande estimatore dei tuoi lavori, trovo che tu sia sempre in grado di interagire con le tecnologie in modo lucido e critico. Mi sorprende quindi strano leggere nelle tue parole una certa polemica generalizzata verso la tecnologia e la rete. Non trovi che anche nella tua famosa installazione alla biennale del '72 la quantità di immagini era esagerata e incontrollata, quasi da far pensare che il reale valore delle fotografie attaccate ai muri - e quindi delle persone che compievano il gesto - fosse piegato al progetto come un pretesto indifferenziato.?


Franco Vaccari | | 01.02.2005 | Per Francesco

Come ho già detto a Giorgio Serenelli, io sono di una generazione formatasi sulla carta stampata.
Pensa che Goethe diceva: "Belli i tempi della mia gioventù, quando erano pochi quelli che pubblicavano. Oggi c'è troppa gente che scrive ed è difficile tenersi informati". E vuoi che io adesso rimanga impassibile di fronte al volume delle informazioni? Sarà compito della tua generazione riuscire a trovare il modo di orientarsi negli attuali "ammassi".
Forse è vero che la mia sala alla biennale del '72 può aver provocato in molti un senso di disorientamento analogo a quello che provo io adesso di fronte alla rete. Ad ogni epoca i propri smarrimenti!